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In risposta al commento #3 di paolo:
massì, è vero!!! sono i colori la causa della sconfitta!!
Ma siamo sicuri che gli sconfitti non sono coloro che non si sono accorti di ciò che sta accadendo al pianeta e si gonfiano il petto con le parole crescita e benessere?
In risposta al commento #85 di mirandolina1974:
non temere, siamo addirittura meno di quello che crediamo (ebbene sì, questa è la mia stima dopo le elezioni!!) ma il numero è sempre contato meno della qualità delle idee.
Meglio soli che male accompagnati
Forse è venuto il momento di vedere in faccia coloro che non avevano deciso di fare una scelta di parte, ma solo di puntare su un cavallo che li facesse vincere. Questi sono già inconsciamente saliti sul carro berlusconiano dei “vincitori” (ma de che?) imprecando sul capro espiatorio (nds: SA).
Ora è il momento di smascherare coloro che avevano votato rifondazione e verdi solo per avere vantaggi socio economici.
Rimangono tre virgola quattro gatti che hanno idee chiare. Finchè ci saranno loro, saremo sempre i veri vincenti. 58milioni di pecore sono solo 58 milioni di pecore (a ben pensarci però, le pecore rispettano la natura e non fanno danni agli uomini, men che meno ai deboli).
sono un professore di 64 anni. non ho forse più tempo per vedere risanata una situazione che ha assunto le vesti del tracollo politico. Allora il mio atteggiamento sembrerebbe quello dell’armiamoci e partite, ma in realtà sono sempre più convinto che la sinistra arcobaleno è partita con il piede giusto.
E’ giunto il momento della non violenza,della solidarietà tra i più deboli, della coraggiosa battaglia della ragione contro la violenza e il conformismo (acefalo aggressivo anticomunista antisocialista,….!).
Prendiamo esempio dai monaci della Birmania e del Tibet.
Sinceramente non mi piace affatto questo scarico di responsabilità su persone come Bertinotti o Pecoraro Scanio, che si sono sempre rifatti a principi da me condivisi. Anche se sono rimasto perplesso sull’atteggiamento rinunciatario, che ha sacrificato troppo sull’altare dell’antiberlusconismo a tutti i costi, ritengo sincera la loro ispirazione e mi sento il dovere di condividere la responsabilità di loro eventuali errori. Vorrei solo che i molti che abbaiano tanto nel dopo elezioni mi lasciassero un minimo istante di silenzio per vederci più chiaro.
Comunque so benissimo che ripartire col piede giusto significa:
- abbandonare ogni forma di violenza e prevaricazione
-vivere e lasciar vivere (chi vuole vivere)
- solidarizzare con i più deboli
-capire finalmente che il nodo centrale è la nostra incapacità di vivere in armonia con la natura e con i nostri simili
guardare alla pagliuzza (o alla trave) nel proprio occhio prima che alla pagliuzza dell’occhio altrui
- capire che senza il coraggio non vale la pena di vivere
ascoltiamo vendola su la7
Non abbiamo mai avuto dubbi sul voto e abbiamo fatto di tutto per convincere amici e conoscenti a votare SA…la delusione è tanta, non ci aspettavamo una tale disfatta, ma siamo rossi dalla testa ai piedi e non molliamo!
Per il momento ci lecchiamo le ferite, ma la voglia di ricominciare a fare politica seriamente è tanta…forza compagni!!
Salve
Compagni quando si arrriva a terra, non può restare altro che la risalita.Bisogna iniziare dagli errori fatti, è partire con un progetto nuovo ( non c’è storia se non c’è futuro ).
Bisogna INCOMINCIARE ha fare della VERA politica, basata sulla coscienza, lavorare in rete, portare nelle scuole i documentari della nostra storia , sostenere i lavoratori perseguitati, far sapere a quale prezzo sono stati concquistati i diritti dei lavoratori, a chi oggi li sta perdendo, sdraricare culturalmente la generazioni dei giovani che e molto vuota. Oggi come non mai se vogliamo ancora esistere bisogna che ci autososteniamo, solo se riusciamo ad unirci sono sicuro che potremmo dire, NOI ESISTIAMO E NON SAREMO SCHIAVI DEI PADRONI. Se sarà necessario la storia si ripeterà.
Buongiorno,
La mia proposta per il futuro della sinistra e’ un passo indietro.La nostra societa’ e’ fondata sulla comunicazione dei media, io dico che: affrontare le sfide a lungo termine rende necessario prevedere una formazione di personale
preparato e qualificato che abbia motivazioni,da inserire nelle scuole dello Stato per preparare i giovani a ” ragionare” e diffondere la cultura dello studio e del lavoro :. Tornare in mezzo alla gente, soprattutto in mezzo ai giovanissimi, questa e’ l’unica via possibile.
Oggi è senza dubbio uno dei giorni più tristi della mia vita; il parlamento italiano, è ufficiale, sarà completamente privo non solo di una qualsiasi rappresentanza “comunista” ma addirittura di “sinistra” intendendo con la definizione una parte politica più ampia dei comunisti.
Se il sogno era trasformare la sinistra italiana in una sorta di clone della Linke tedesca allora dobbiamo convenire che abbiamo fallito; se il sogno era coalizzare le forze che si riconoscono nei principi e nei valori del socialismo e del comunismo dobbiamo convenire che abbiamo fallito; se l’ambizione era di porsi alla guida di un movimento teso alla costruzione addirittura di un altro mondo abbiamo fallito.
Abbiamo fallito, fallito, fallito.
E’ inutile girarci intorno la Sinistra Arcobaleno è riuscita a malapena a farsi votare dai suoi iscritti, ammesso e non concesso che non se ne siano andati prima, e da qualche parente dei medesimi.
Dicevano che l’errore era l’abbandono di “falce e martello”; il risultato dei due partiti che hanno presentato il simbolo rasenta il ridicolo, avessero fatto un altro risultato si sarebbe anche potuto immaginare che fosse solo una questione di “brand” ma così non è. Fine della polemica sul simbolo.
Altri teorizzavano che avremmo pagato l’effetto astensione, macché. L’astensione rispetto alle politiche di due anni fa quando votarono anche i morti è irrilevante e comunque anche sfoderando la faccia tosta di accreditarsi come propri quel 3% di astenuti in più l’ecatombe avrebbe assunto connotati più lievi ma non per questo meno devastanti.
Taluni avevano puntato il dito sul carattere assolutamente provvisorio e raffazzonato del cartello elettorale della Sinistra Arcobaleno, per la carità, che i leaders del cartello non giocassero di sponda e che abbiano cercato di tenere il piede in due scarpe (partito e coalizione) per tutta la campagna elettorale è sotto gli occhi di tutti ma come fare finta della straordinaria domanda di unità a sinistra che si era venuta a creare nel popolo stesso di sinistra a partire dal 2001 in poi ? E perché questa domanda, ottenuta un embrione di risposta, anziché godere di quel poco ha voltato le spalle al progetto ?
Le risposte sono molteplici ma il numero e la varietà di interpretazioni del voto di ieri, per quanto fantasiose, non possono non tenere conto di due fattori assolutamente determinanti: il crollo dei consensi nel proletariato tout-court in particolare al nord, categoria nella quale entrano i “veri” pensionati al minimo, ovvero coloro i quali hanno una pensione ridicola perché vittime di una vita da sfruttati e non semplicemente perché raccolgono i frutti di una vita da evasori fiscali, vedi ad esempio i pensionati commercianti e la categoria dei giovani al primo voto.
Il proletariato ha voltato le spalle alla sinistra; è perfettamente inutile piangere sul latte versato, anche perché si tratta di un latte che ha cominciato a versarsi da tempo e se lo ha fatto avrà avuto i suoi buoni, anzi ottimi motivi, anzi trenta anni di sconfitte ininterrotte direi che sono una interpretazione univoca ed indiscutibile.
Trenta anni di sconfitte senza mai aver udito la parola “sconfitta” uscire dalla bocca di un dirigente delle sinistre, sempre colpa di qualcun altro, sempre la “mafia”, i “poteri forti”, i “traditori”.
Arretramenti brucianti trasformati in “avanzamenti prossimi”, sempre la storia del gambero che indietreggia di un passo per farne poi due in avanti.
Bugie.
La verità è che la prima a voltare le spalle ai lavoratori ed alle lavoratrici è stata la sinistra stessa, logico andare da un’altra parte se le persone di cui ti fidavi ti abbandonano ed è stato esattamente ciò che la sinistra ha fatto nei confronti della classe operaia. Ha abbandonato la classe operaia fingendo di difenderla e come se non bastasse ha cercato anche di prenderla per i fondelli. Una, due, tre, quattro, mille volte.
Ogni volta un pezzetto del proletariato si è distaccato ma a lungo si è cullata l’illusione, vana e vacua, che così non fosse rifugiandosi nel tecnicismo della “sostanziale tenuta” ad ogni campanello di allarme.
La faccio breve: perdita del potere d’acquisto di salari e stipendi, perdita della capacità di tenuta e copertura dei contratti collettivi nazionali di lavoro, perdita della predominanza del rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato e conseguente affermazione della precarietà su larghissima scala. Ogni quattro posti di lavoro che si immettono sul mercato ormai tre sono precari.
Sono mali con le radici antiche, per la carità ma sono anche mali che la sinistra italiana avrebbe dovuto cercare di curare in qualche modo senza rinunciare all’ambizione di guarirli del tutto e che invece ha semplicemente fatto finta che non esistessero.
Hanno ragione coloro i quali hanno voltato le spalle alla sinistra: non chiedevano miracoli ma piccoli gesti concreti, non chiedevano manco aumenti salariali, semmai rivendicavano una drastica diminuzione del costo della vita da praticare anche attraverso una vera politica di controllo dei prezzi, il famoso recupero del potere d’acquisto che altro ? La famosa quarta settimana.
Non solo non hanno ottenuto niente ma addirittura hanno dovuto subire un paio di rappresentazioni teatrali poste in essere dalla sinistra assolutamente disgustose: lo scippo del Tfr e la ennesima riforma (peggiorativa) delle pensioni travestite da conquiste, nel mezzo l’immobilismo assoluto in materia di mercato del lavoro e lotta al precariato.
Come se veramente il proletariato fosse composto da un branco di coglioni privi di cervello come qualcun altro aveva teorizzato.
Col senno di poi bisognava rivotare subito e bene nel 2006, bisognava rinunciare alla carica istituzionale di presidente della camera, bisognava rinunciare, davanti al ridicolo scorporo del ministero del welfare in “lavoro” e “famiglia”, al posto di Ministro della famiglia che Ferrero ha ricoperto persino bene ma senza portafoglio e nell’indifferenza generale. Bisognava buttare giù il governo nel momento stesso del ribaltone DeGregorio ma non lo si è fatto.
Bisognava buttare giù il governo quando si votò contro lo “scippo del tfr” in consiglio dei ministri ma non lo si è fatto e quando si è trattato di mettere mano allo “scalone” l’unica cosa che non si sarebbe dovuta fare, cioè salvare qualche centinaio di migliaia di voti dei “pensionandi” in cambio del sacrificio di anni in più di lavoro per milioni e milioni di persone, la si è fatta.
Ora……..ora rimane il disastro.
Si, lo so, ci sono già gli ottimisti in giro che preconizzano l’inizio di un nuovo giorno, che già rivedono l’araba fenice riprendere vita e prossima a spiccarsi nuovamente in volo ma ci vuole troppa fantasia per vedere un bicchiere mezzo pieno dove in realtà non si vede neanche più il bicchiere.
“Americanizzazione” è la scusa più gettonata dai vertici della Sinistra Arcobaleno; minchiata colossale ed alibi inutile sostengo io; gli italiani hanno votato massicciamente per DiPietro e per la Lega-Nord nonché per Casini e la sua Udc fregandosene bellamente del bipolarismo invocato da Veltrusconi. Soprattutto al nord l’effetto Lega è stato devastante con punte che rasentano la maggioranza assoluta nelle province venete e lombarde ed il voto alla Lega è un voto di protesta ma anche di proposta, la protesta contro il centralismo e la proposta di un diverso modello amministrativo che passa anche attraverso il peggiore dei mali, almeno per quanto concerne il concetto di italianità: la secessione del nord. Secessione resa indispensabile da una nazione che costa infinitamente di più dei competitor europei e rende in termini di efficienza infinitamente di meno.
Che fare ora ?
Beh, per prima cosa bisogna fare un bel pacchetto di tutti i gruppi dirigenti dei quattro partiti della Sinistra Arcobaleno, unirci come cadeaux i favolosi leaders Rossi, Turigliatto e Ferrando e mandarli a casa o meglio ancora in produzione accanto a quegli operai dei quali si sono scordati troppo facilmente la fatica che regalano all’impresa. Spiace per chi il vitalizio da parlamentare non lo prenderà, penso a Luxuria, penso a Ferrero, penso a Ciro Argentino ora effettivamente disoccupato totale, visto che ha perso pure il lavoro alla Thyssen, ma qualcuno dovrà pagare ed a caro prezzo la propria miopia politica e pazienza per chi non lo merita.
Si lo so come temono in molti che andrà a finire: tutto al contrario.
Il progettista della casa crollata ne progetterà un’altra, partendo dall’assunto che peggio di così non si potrebbe e che quindi non si può che risalire e tranquillizzerà la base ostentando il pentimento di chi è consapevole dei propri errori. Stolto chi ci crede.
Stolti anche tutti coloro hanno perso tutti questi anni a combattere una battaglia tutta interna ai partiti fatta di correnti e bandierine, di compagni e compagne intenti solo a giocare al rosso più rosso ed incapaci di confrontarsi con l’esterno, miopi davanti alle montagne ed acuti come aquile davanti a topolini.
Stolti i compagni della Fiom, stolti i compagni della Cgil e quei pochi che sopravvivono in Cisl e Uil, stolti tutti.
Stolti tutti coloro i quali hanno deviato dall’impostazione originaria marxista e sono caduti nell’errore di considerare imprenditori i lavoratori autonomi trattando alla pari l’idraulico di Torre Pellice e la famiglia Agnelli, anzi no; trattando il primo molto peggio dei secondi se è vero come è vero che al primo è stato riservato un trattamento di peggior favore a prescindere mentre al secondo, oltre che non mettere becco nei miliardi di euro di utili conseguiti li si è anche sostenuti con altrettanti miliardi di euro di denaro pubblico senza peraltro chiedere nulla in cambio, neanche in termini di sana occupazione.
Avrei anche tanto da dire a Veltroni ed agli ex-compagni Ds ma questo non è il tempo delle critiche, anche perché ho più la certezza che il sospetto che questo risultato li soddisfi forse di più della vittoria che non c’è stata, questo dicevo è il tempo dell’autocritica.
Avrei tanto da dirgli ma tutto sommato ritengo giusto tacere ed ascoltare attentamente le parole che usciranno dalla sua bocca in futuro.
Voglio sentirlo quando si sceglierà l’ubicazione delle centrali nucleari ed una certa curiosità, lo confesso mi suscita cosa dirà la Lega. Voglio sentirlo come spiegherà i fallimenti delle società a catena prossimi a venire man mano che la crisi economica si manifesterà con tutta la sua potenza.
Cosa racconterà ai suoi elettori quando si raddoppierà la base del Dal Molin, quando riprenderanno i lavori per il ponte sullo stretto ed un posto in prima fila lo voglio in Val Susa quando cominceranno a bucare la montagna liberando amianto nell’aria.
Voglio vedere i cittadini chinare il capo davanti all’inceneritore prossimo a venire e voglio vederli tossire per i fumi, ammalarsi in numero sempre maggiore.
Voglio che venga privatizzata la sanità e che per andarsi a curare i denti in Serbia ci sia la fila.
Voglio che gli italiani leccaculo del padrone vengano licenziati e sostituiti con altrettanti leccaculo stranieri però più a buon mercato.
Voglio le galere piene di ragazzini che si fanno le canne ed Olindo a piede libero per decorrenza dei termini.
Sono nato pompiere, morirò incendiario ? Forse si, soprattutto se si va avanti così.
Questo però è il pezzo , per così dire, demagogico e retorico, quello facile perché la rovina della sinistra è stato esattamente quello di denunciare tutta la roba di cui sopra con il grave handicap, una volta al governo di non aver saputo rispondere ad una, che fosse una, delle questioni sopra indicate.
Dovevamo superare la Legge 30; come i bambini invece che alla luna ci siamo limitati a guardare il dito col risultato che la stabilizzazione dei precari, nell’era della cosiddetta ingegneria finanziaria, consiste nel tetto di tre anni al limite massimo di utilizzazione dei contratti.
“Si tratta di un passo avanti”.
Eccoli lì, i maghi del gamberesco. Balle, non è un passo, né in avanti e neanche indietro. Al di fuori della grande industria e dallo stato la norma è destinata alla totale disapplicazione attraverso lo strumento della navigazione dei lavoratori, fermo restando lavoro, posto di lavoro e ahimè paga, attraverso più e più aziende, nominalmente diverse, che si danno il cambio nella interposizione di manodopera venutasi a creare a tutti i livelli nel mondo del lavoro.
Io avrei puntato ad altro.
Io avrei caricato di costi di carattere contributivo il lavoro precario fino alla creazione del paradosso di un occupato precario che maturasse quanta più contribuzione quanto meno era impiegato.
Vuoi la cassiera per un giorno ? Paghi il giorno ed i contributi di una settimana.
La vuoi per una settimana ? Paghi un mese. Un mese tre. Tre sei, sei dodici.
E’ il costo della flessibilità bello; se chiami un idraulico solo quando ne hai bisogno sono cinquanta eurozzi solo per il disturbo, se vuoi la laureata a progetto…..la paghi. Il cervello lo paghi bello.
Ma poi quanto la paghi ?
Qui la chiave della sconfitta, del disastro, dell’ecatombe.
La questione salariale, da forze progressiste ed antagoniste come le defunte arcobaleneggianti, la si sarebbe dovuta affrontare con un ottica completamente diversa rispetto al metodo adottato.
Cosa proponeva la sinistra sui salari ? La indicizzazione; sacrosanta per la carità ma può la sola indicizzazione di un salario rimediare ai disastri di un sistema più perfido di quanto la sinistra stessa immagini ?
Cioè, con qualche milione di lavoratori in cooperative a cinque, sei euro all’ora e con i dipendenti dell’azienda statale tal dei tali a otto euro all’ora chi avrebbe indicizzato cosa ?
E poi, altra chiave per capire cosa bolliva sotto la cenere, sei euro in Italia sono sei euro ovunque ?
Se invece la sinistra avesse proposto ad esempio un metodo completamente diverso cosa sarebbe potuto accadere ?
Io a volte non ci dormo la notte, mi dico “Ivan, figurati se non ci hanno già pensato”, poi però non lo sento dire da nessuno, neanche non di sinistra e la cosa mi conforta e mi angoscia nello stesso tempo, insomma oso: perché non adottare in Italia cinque paghe orarie lorde, diciamo, giusto anche per capirci sul quantum: dodici euro per qualunque operaio generico (pulizie, facchinaggio, catena di montaggio, ecc.), tredici per lo specializzato, tredici per l’impiegato generico, quattordici per quello di concetto, venti per il quadro.
Dicono che voglio la morte dei contratti nazionali.
Ora che governa Berlusbrogli e con la brillante trovata di Uòlter di aprire al “merito” ed alla “contrattazione aziendale” voglio proprio vedere dove andranno a finire i contratti collettivi nazionali.
In realtà la Lega, la nostra nemica che ci ha sferrato un morso terribile, forse mortale, da anni teorizza una verità assodata e cioè che amministrare una famiglia è più facile di un condominio che è più facile di una circoscrizione, comune, provincia, regione, nazione; non dico inseguirli tra le masse quando vanno a caccia di “”negri e prostitute ma provare a ragionare sul come introdurre anche attraverso il decentramento amministrativo un miglioramento dei servizi era proprio necessario evitarlo ? Soprattutto coi cittadini poi.
E pensare pure che facciamo continuamente l’occhiolino a Lula, il padre della, non riuscitissima ma meglio delle giunte militari, democrazia partecipativa ?
Io penso in completo contrasto con la Lega che trasferire la capitale da Roma a Torino non cambi la vita di un cuneese in Piemonte e credo che nella guerra civile di Spagna la confederazione di libere città vaticinata dal POUM valesse un approfondimento, valga da spunto ideologico che conforti i dubbiosi sulla liceità dell’approccio in termini di sinistra verso il decentramento.
Io immaginerei concretamente di, per davvero dico, abolire i comuni, le circoscrizioni e le comunità montane e le province le ridurrei al rango di fori competenti. Andrei dietro cioè alla divisione già esistente in termini di giustizia. Un esempio su tutti: Torino, Ivrea e Pinerolo anziché la Provincia di Torino.
In questo ambito consentirei, attraverso la contrattazione con le parti sociali e con la garanzia di copertura finanziaria per la differenza da integrare da parte di quella stessa comunità, la deroga. In poche parole consentirei all’impresa di pagare meno ma senza che al lavoratore venga tolto un centesimo grazie alla integrazione di salario.
Quanto al ponte sullo stretto, al tunnel di Venaus ed alle altre grandi opere oltre che strillare allo scempio territoriale e/o sanitario avrei guardato con un po’ più di attenzione a porre in essere da subito le misure necessarie innanzitutto a diminuire la domanda di trasporto inutile.
Apro una parentesi dedicata a Beppe Grillo, beh, ha definito la Sa “falsi amici” concludendo che un “vero nemico” (Berlusbrogli) era preferibile; eccolo accontentato. Peccato per lui che da questo momento in poi scomparirà dai media e che la tanto decantata ondata antipolitica vagheggiata e teorizzata da egli stesso altro non sia stata che ciò che lui diceva che non sarebbe stato mai vantandosi tra l’altro di essere diverso per poi scoprirsi uguale: una bufala mediatica clamorosa, a meno che non decida anch’egli di coprirsi di ridicolo avocando a se quel tre per cento di astenuti.
Se devo ridere, se devo trovare un motivo per ridere allora Beppe Grillo, parlo di quello in versione politica, Mr Vaffanculo, mi fa piegare dalle risa, molto più del comico vero. Ma vaffanculo Grillo.
Vai a fanculo.
Mi è venuto in mente Grillo perché egli stesso dovette smentire un paio di anni fa una mail, erroneamente attribuitagli, con la quale invitava i cittadini a rifornirsi di olio di colza invece del costoso (allora) e costosissimo (oggi) gasolio. In realtà avrebbe dovuto rivendicarne la paternità pur non essendo la sua perché la partita dell’energia e l’incapacità di sviluppare una risposta da sinistra alla domanda di energia non sono dovuti alla praticità dell’energia di origine fossile, in termini di calorie, quanto in termini di flusso di denaro. La colza non è che non va bene; è che lo stato non era pronto a tassarne in modo scientifico il consumo, tutto lì, fermo restando il paradosso che se la gente scoprisse che le micropoveri generate dai combustibili vegetali sono meno nocive dei carburanti tradizionali scoppierebbe una tremenda rivolta questo si.
I salari, gli stipendi, le pensioni, il potere d’acquisto, insomma le questioni tipiche della sinistra, nell’era della globalizzazione dove sono finite ?
Arenate al largo della tassazione indiretta. Inchiodate per mani e piedi ad una parolina ostile nel suo stesso suono: accise.
L’accise è la più diabolica forma di tassazione escogitata dal legislatore, nascosta nel prezzo del bene è diventata per i governi europei e come sempre per quello italiano un pò di più, una delle principali fonti di entrata, se non la principale. Così l’accise è diventata il motivo principale per cui ci sono sempre più lavori in corso in autostrade e tangenziali e le vie delle città sono un continuo apri e scava, posa e chiudi di cavi e tubazioni finalizzato alla creazione di traffico automobilistico, più che razionalizzazione e manutenzione di reti esistenti; con conseguente congestionamento del traffico, possibilmente con la creazione di code in modo che i consumi di carburante aumentassero sempre ed ogni giorno di più.
Ora a danno si è aggiunto il danno della crescente domanda di energia dalla Cina e dai paesi emergenti; India compresa ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Soprattutto per chi è quasi completamente dipendente dal petrolio come noi.
A proposito di Cina, sono curioso ed anche un po’ ansioso di vedere Tremonti varare i dazi nei confronti dei cinesi, soprattutto sono curioso di vedere come farà a fermare l’interscambio commerciale dei cinesi con tutta la Ue, gli Usa, il SudAmerica e l’Africa; nonché di come lui pensa di fermare la corsa al rialzo del petrolio e della altre materie prime, farina compresa, notizia di questi giorni; al Cairo la benzina costa meno del pane, pare.
L’ideale comunque sarebbe se Pechino rispondesse a Tremonti con i “democratici” metodi adottati nei confronti dei monaci tibetani, un bel calcio in culo a tutti gli italiani residenti lì, esproprio delle loro proprietà azionarie e rientro mesto a casa di tanti imprenditori che chissà chi votano e sostengono assunto naturalmente che alla sinistra non la sostiene più nessuno.
Non voglio divagare, piuttosto anticipare qua e la i temi prossimi a venire che dovremo subire senza la possibilità di dire la nostra mai. Perché da che mondo è mondo l’informazione, per quanto pubblica, non può andare a far parlare di politica cani e porci ma solo quelli rappresentati in parlamento e noi, con sommo gaudio della Santanchè e di Storadux non ci saremo.
Compagni e compagne è il momento di rimboccarsi le maniche …..siamo in netta minoranza ma ci siamo ….continuiamo a lottare in quello in cui crediamo
..all’uguaglianza…all’amore alla natura…io sono con voi!
la propaganda al voto utile è stata utile davvero, ma solo alla vittoria dei super favoriti già dalla partenza. i partiti minori sono stati schiacciati. si canta la vittoria della stabilità di governo, dimentichi della vera funzione del parlamento, essere spettro della società, multiforme e colorata com’è. non posso credere che davvero l’italia sia un bipolo (che a giudicare dai programmi, detto inter nos, sembra quasi un polo unico). credo invece che se si vuole costruire un’alternativa seria e non velleitaria questa sconfitta porti una lezione importante: rinnovamento, strategia comunicativa, impegno.
via il comunismo portatore di fame, povertà, vergognantevi tutti, la vostra politica ovunque ha fallito
io e la mia famiglia (7 voti) abbiamo votato malvolentieri per veltroni, ” Inutilmente”, pensando al “voto utile”! E chissa’ quanti come noi?
Penso che il futuro sia a sinistra per forza di cose (globalizzazione, ambiente, futuro sostenibile, rispetto della dignita delle persone, ecc) Da oggi alle prox elezioni
RICOSTRUIAMO LA SINISTRA INSIEME!
sono un operaio fiat di termini imerese,ho partecipato alle lotte del 68,oh studiato i cambiamenti della classe operaia,e sono sdegnato .
io sono quello che ancora oggi si definisce un proletario e provo rabbia
quando vedo i miei colleghi che anno interessi di tutto tranne la politica e la dignita .oggi ci troviamo a vendere il nostro voto al migliore offerente,in cambio di un posto di lavoro,o di un ricovero in ospedale.
questo e quello che ho trovato fra i miei colleghi quando gli chiedevo il voto
per la sinistra arcobaleno.
un’altra osservazione,il partito demogratico e’ riuscito a farci cadere addosso il fallimento del governo prodi,infatti perdiamo adesioni addossandoci che non abbiamo fatto abbastanza sull’articolo 30 e sulle pensioni distinti saluti
In risposta al commento #73 di ALe: guarda che hai sbagliato indirizzo.
In risposta al commento #1 di carmela: e secondo te i nostri politici: dx, sx,o centro che sia,con gli infamanti privilegi che si concedono hanno l’etica di far leggi e regole giuste???Ma ….è come mettere un pedofilo direttore di un asilo.
In risposta al commento #18 di gabriele: continua.. continua dici quello che stavi pensando… non lo fanno più per gli ideali ma per i 15/18000 euro al mese.Invece dovrebbero farsi da parte dare la possibilità che anche altri li prendano.