14. Una informazione libera, pluralista, democratica
29 02 200814. Una informazione libera, pluralista, democratica
L’Italia in questi anni è stata messa più volte sotto accusa dall’Unione Europea per carenza di pluralismo nell’informazione. Secondo l’ultimo rapporto USA sulla libertà di stampa il nostro paese occupa il 61° posto. La Sinistra l’Arcobaleno propone l’abrogazione della “Legge Gasparri” e l’approvazione di una vera legge di sistema che imponga tetti antitrust e impedisca posizioni dominanti nelle comunicazioni e nell’industria culturali. È assolutamente indispensabile approvare una vera legge sul conflitto di interessi.




cosa ne pensate del finanziamento pubblico ai giornali?
io non sono molto contento di pagare con le mie tasse libero, il giornale, il tempo, panorama etc.etc..
mah…gente le notizie sullo stato della libertà d’informazione in Italia non sono nuove…definirle raccapriccianti per un paese civile mi sembra adeguato.La legge gasparri è solo l’ultima e forse anche la più grossa delle malefatte relative alla legislazione sui media..abrogarla é un imperativo.Ma dopo cosa vogliamo costruire?vogliamo dare attuazione si o no alla normativa europea e alle numerosissime sentenze della corte costituzionale che ci impongono di rivedere e adeguare a parametri equi l’attuale sistema televisivo vigente?vogliamo spezzare il duopolio,mandare 2 reti sul satellite e rivedere il sistema degli introiti pubblicitari?…e soprattutto vogliamo finirla con le pretese di lottizzazione che han fin troppo danneggiato la qualità del servizio pubblico radiotelevisivo??… io credo che la strada da seguire sia questa…ma bisogna volerlo… spero che da questo punto di vista …la sinistra arcobaleno faccia qualcosa di concreto.
In Italia la situazione della comunicazione politica è certamente pregiudicata dal fatto che uno dei leader concorrenti è, di fatto, il dominus di tre reti nazionali. Non dobbiamo poi dimenticare che qualora Berlusconi risultasse vincitore alle prossime elezioni, la situazione sarebbe ancor più grave in quanto la maggioranza uscente verrebbe a condizionare pesantemente anche 2 delle tre reti pubbliche. Il conflitto di interessi, peraltro endemico a molti livelli in Italia, è incarnato proprio nel Leader del Pdl alla massima potenza. Quello che lascia atterriti è che nel caso in cui i due schieramenti maggioritari risultassero quasi paritari, molto probabilmente la grande coalizione verrebbe ufficilizzata e il nodo del conflitto di interessi messo nel piatto degli scambi politici reciproci. Il punto però è questo: può essere oggetto di scambio politico? Ebbene essendo la comunicazione mass mediatica l’orizzonte entro il quale la grande massa degli elettori viene raggiunta e influenzata si pone il problema del tasso di democraticità del nostro sistema. Come è possibile accettare che un concorrente politico disponga di un impero mediatico? Per quanto gli USA possano essere passibili di critica, non dobbiamo dimenticare che un caso del genere non potrebbe assolutamente accadere. Insomma non riesco ad immaginare un Mentana statunitense che fa domande al leader principale di uno schieramento politico ed è al contempo suo datore di lavoro. Con tutto il rispetto possibile per Mentana, ma io mi troverei in difficoltà e proverei un certo tasso di vergogna. Ripeto, con tutto il rispetto per Mentana che si trova, suo malgrado, in una situazione paradossale. L’altra sera quando Berlusconi ha menzionato gli USA come la più grande democrazia, non ho visto un Mentana che (come avrebbe dovuto) gli abbia fatto notare la paradossalità del nostro sistema. Negli Usa Berlusconi farebbe l’imprenditore e solo l’imprenditorre. Del resto Mentana si trovava a fare un’intervista quasi al suo datore di lavoro, posizione non invidiabile e va dato atto al giornalista di una correttezza complessiva. Nessuno può negare l’importanza dei media e prima o poi la situazione dovrà essere risolta, pena la non credibilità del nostro sistema politico. Inoltre non dimentichiamo che molti quotidiani sono di proprietà di gruppi industriali e finanziari: insomma un conflitto di interessi diffuso a tutti i livelli. A dire la verità, leggendo la nostra stampa si rimane schizofrenici- un occhio guarda ai fatti narrati e l’altro alle possibili convenienze dei gruppi che finanziano i quotidiani e l’intelligenza critica rimane, per così dire, come paralizzata. E’ necessaria una riforma complessiva…………
aggiungo che gli Usa,come giustamente fatto osservare,hanno una legislazione in materia che é assolutamente rigorosa e funzionante e risale alla fine dell’ 800…c’é un Trust indipendene che amministra i fondi e le proprietà degli imprenditori che intendono intraprendere la carriera politica…e questo viene fatto per tutta la durata del mandato…in Inghilterra,per citare un altro paese di “ispirazione” berlusconiana, fu promulgato il “broadcasting act”…anno 1990… che prevede cose simili… In Italia siamo totalmente sprovvisti di una legge serie che regoli tale problema…e il tema non è mai “all’ordine del giorno”…ciò è ripugnante.. ma sono sicuro che anche il buon walter ha intenzione di tralasciare l’argomento…anche qualora avesse l’opportunità di affrontarlo(e non credo nel prossimo parlamento)…ed é uno dei motivi per cui non voterò Pd.Per concludere citando la frase dell’utente che ha scritto precedentemente…(”Negli Usa Berlusconi farebbe l’imprenditore e solo l’imprenditore.”)…bé a mio parere neanche quello gli lascerebbero fare…figurarsi il politico!
l’informazione nel ns. paese è a dir poco penosa, non esiste informazione ma questo è stato il risultato di una politica tenera e disponibile della sinistra, comunque io direi di aderire alla proposta di referendum per l’abolizione dei finanziamenti ai giornali, sono segnali forti per la gente dimostrazione di volonta di cambiare.
Sul finanziamento ai giornali, attenzione! Il mancato finanziamento ai giornali fa sì che gli unici giornali che possono uscire sono quelli che hanno i soldi per farlo. E in questo paese chi ha i soldi per far uscire un giornale, anche eventualmente in perdita? Riflettiamoci.
E’ talmente necessario approvare una legge sul conflitto di interessi che ogni volta che come sinistra siamo stati al governo abbiamo fatto di tutto per non farlo.
PS: sul finanziamento pubblico ai giornali si potrebbe parlare per ore, segnalo soltanto che anche tra i nostri parlamentari sono presenti personaggi che allegramente firmano per far arrivare finanziamenti a giornali indecenti come il foglio di Ferrara (chiedere a Marco Boato che insieme al forzista Pera firmò per far ottenere denaro pubblico a Ferrara)
una domanda: ho letto che nel programma cè anche la proposta di togliere il copyright ma qui non la trovo . Sapete dirmi se esiste e in quale parte del programma si trova?
Io penso che il sistema di finanziamento pubblico ai giornali non vada eliminato, ma pesantemente riformato, ad esempio destinando i fondi per i giornali di partito soltanto a quelli di partiti che si sono presentati alle elezioni e hanno ottenuto un tot voti, e non a gruppi nati dal nulla dentro al parlamento
sul discorso dei finanziamenti ai giornali credo che l’abolizione del finanziamento pubblico ai quotidiani (di partito in prevalenza) non cambi la qualità dell’informazione… ci saranno sempre i giornali che al posto di avere i partiti alle “spalle” hanno i “potentati” economici… non credo sia meglio
Io da anni risiedo in Inghilterra e appena posso leggo i quotidiani italiani
che a mio parere offrono una informazione di qualita’ maggiore,piu’ serena
e piu’ democratica.Anche giornali come the Guardian e the Indipendent son
succubi dell’establishment e del cosidetto pensiero unico che ormai vige in
questo paese.
A mio avviso bisogna essere più incisivi nel promuovere l’assoluta necessità di una legge sul conflitto d’interessi, sulla riforma radiotelevisiva (sentenza europa sette) e la giustizia, infatti qualora vincesse il PDL sicuramente riformeranno il sistema giustiza per evitare che venga condannato qualche loro deputato o “amico dell’amico”.
L’obiettivo più importante è innanzitutto porre fine alla pessima situazione di pseudo-duopolio che si è creata attorno all’informazione televisiva. Per quanto riguarda i quotidiani, proporrei una forma di finanziamento pubblica che limiti una quota parziale di fondi esclusivamente a quotidiani, riviste, etc. che utilizzano una reale forma di gestione cooperativa (vedi Il Manifesto) in cui sono gli stessi giornalisti ad essere proprietari del giornale.
I giornali che vanno avanti sui fondi erogati dai grossi gruppi industriali e finanziari possono decisamente fare a meno dei fondi statali…
http://alessandrotauro.blogspot.com/
per quanto riguarda il pluralismo dell’informazione è necessario introdurre un argomento specifico, direi liberale. La divisione dei poteri in una democrazia non può essere considerata come qualcosa di accidentale. Direte: bella scoperta. Ma il punto è che “poteri” non devono essere intesi soltanto in senso “istituzionale”.
Anche la concentrazione di ricchezze è un potere, sociologicamente parlando. Inoltre la concentrazione di “potere mediatico” è ancora più pericolosa in quanto i media hanno la forza trascinante e soverchiante di “costruire” la realtà, almeno in parte. Inoltre riescono a determinare l’agenda del giorno, a livello politico e socio-economico. Parte della politica, e in una democrazia, del consenso, passa performativamente attraverso canali televisivi. Dunque, proprio per proteggere l’individuo, il cittadino, è necessario una divisione del potere mediatico. Solo attraverso questo minimo addomesticamento è possibile parlare di effettiva democraticità del sistema nel suo complesso. In Italia, è indubitabile, ci sono troppe lacune che pongono seri dubbi. Eppoi se un detentore è anche leader politico la situazione diviene paradossale. Allora non si deve scomodare Derrida o altri filosofi, o politologi, per riflettere sulla situazione, ma è sufficiente Kafka……Se qualcuno volesse, come maestro del paradosso e dell’assurdo, descrivere una situazione de-bordante e anormale, non dovrebbe attingere all’immaginazione ma alla realtà (italiana, appunto). Insomma l a nostra situazione è sconcertante……..Come si possono poi risolvere certi problemi sociali, tanto cari alla sinistra, se l’ordine del giorno è dettato da una stampa manipolata da grandi interessi…….poco pubblici? Insomma è necessario partire da questo specifico e gravissimo problema.
In certi corridoi sinistrorsi e sinistrati delle mie parti (Emilia) circola una voce sibillina secondo cui all’indomani delle elezioni politiche il partito dei Comunisti Italiani si sfilerà da “Sinistra Arcobaleno”, e che la rinuncia di Diliberto a non candidarsi in Parlamento verrebbe a confermare l’indiretta insofferenza da parte di chi non è disposto a rinunciare al proprio antagonismo congenito a favore del nuovo soggetto politico.
Spero sia solamente un’illazione depistante, perchè altrimenti personalmente mi sentirei preso in giro, o meglio, sarebbe tradita la speranza e l’attesa di centinaia di migliaia di persone che non si riconoscono nell’onnivoro e anglofilo PD. Sappiate suscitare una passione con un linguaggio nuovo abbandonando la nostalgia di certa iconografia politica: quest’anno andranno a votare per la prima volta migliaia di giovani nati quando il muro di Berlino finalmente cadeva a pezzi, e che sanno (forse) il significato di falce e martello perchè appreso da un libro di storia o dal racconto di un nonno.