11. Convivenza, inclusione, cittadinanza
29 02 200811. Convivenza, inclusione, cittadinanza
Gli immigrati in Italia sono quasi 4 milioni, incidono per il 6,1% sul PIL, pagano quasi 1,87 miliardi di euro di tasse. Sono lavoratrici e lavoratori indispensabili per la nostra società, ma sono esclusi dall’accesso a molti diritti. La normativa attuale impedisce l’ingresso legale nel nostro paese, creando clandestinità e sottoponendo donne e uomini migranti ad una condizione di sfruttamento e precarietà estrema. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene indispensabile l’abolizione della legge Bossi-Fini, e l’approvazione di una nuova normativa che introduca l’ingresso per ricerca di lavoro, meccanismi di regolarizzazione permanente, il diritto di voto alle elezioni amministrative, la chiusura dei CPT, una legge sulla cittadinanza sulla base del principio dello jus soli.




faccio presente a tutti voi che nella pagina della cronaca locale Viareggio- La Nazione del 11 aprile si poteva leggere questo titolo “Battuta di caccia ai clandestini in pineta”. Ovviamente il termine battuta di caccia richiama immediatamente la “selvaggina”, la “cacciagione” e gli “animali selvatici”. Ovviamente l’indignazione è un dovere prima di tutto morale. Non appartengo formalmente a nessun partito- ma la mia coscienza morale, con tutti i limiti che appartengono all’essere umano- mi costringe seriamente a manifestare tutto il mio disappunto e disgusto. Tra le altre cose, ho scritto già diffusamente sul razzismo in queste pagine, e forse sarò venuto a noia, ma un ragazzo giovane che legge che idea si farà mai dei “clandestini”? sono esseri da braccare e da considerare come una sottospecie umana? Il disvalore educativo del titolo è esemplare. Il termine battuta di caccia è intrinsecamente violento. Oramai si è perso il senso del limite. Del resto tutti i razzismi di questo mondo tendono a squalificare le proprie vittime come disumane. Il monito è dato dalle parole del Ministro della propaganda nazista che ebbe a dire a proposito degli ebrei: “Non sono uomini ma bestie”. Molto probabilmente Goebbels avrebbe partecipato alla “battuta di caccia” contro la selvaggina “clandestina”. Ma noi ci opponiamo a questo fraseggio disumano, a questa mancanza assoluta di rispetto verso esseri umani. Ci opponiamo ad una stampa che oramai è solo cassa di risonanza del populismo xenofobo e razzista……….. o altrimenti solo attenta alle ragioni del mercato editoriale. Ma queste espressioni valgono una tiratura in più? E’ umano tutto questo? Dove sono le tanto declamate ed enfatizzate radici cristiane? Ebbene noi ci fermiamo al pensiero critico e alla autonomia morale e proprio per questo diciamo no! a questo fraseggio miserabile che paragona i “clandestini” a “cacciagione mediatica”. Siamo contro ogni forma di cannibalismo, anche quello giornalistico!
ciao ci ha fatto molto cagara piacere leggere il vostro arcobaleno distinti egrigi ciao ciao
[...] Pd di Veltroni si dice favorevole; la Sinistra Arcobaleno afferma si tratti addirittura di una misura ovvia. Il Pdl di Berlusconi per ora ha confermato un’apertura. E la Lega? Contrarissima. Non [...]
In risposta al commento #45 di anna trickst3r:
Innanzitutto un caro saluto a Anna trickst3r. Vorrei fare a margine delle mie osservazioni un ulteriore commento alla situazione dei migranti, come descritti nelle cronache giornalistiche. Pensiamo al fatto e riflettiamoci seriamentre: ogni delitto (di loro) raccontato viene inevitabilmente, ma non c’è alcuna fatalità, accompagnato dalla menzione della nazionalità. Come se essa avesse a che fare con il delinquente, ne fosse una sua appendice ineliminabile. Ebbene qua lavora dentro di noi una sorta di prospettiva interiorizzata nazionalista. Una sorta di ontologica divisione. Si parla di nazione come se fosse una cosa ben precisa e si potesse riferire alla personalità del reo, cosa assurda. Senza considerare che a Roma, poco tempo fa, si è riesumata, peraltro purtroppo mai scomparsa, la categoria della responsabilità collettiva. Del capro espiatorio. Si sono fatti degli sgomberi ad uso mediatico. Strumentalmente. Si sono sottoposti a espulsioni soggetti per il solo fatto della loro nazionalità. Non perché avessero fatto qualcosa ma perché erano “così”. Una sorta di responsabilità per il modo di vita. Un aspetto che contrasta palesemente con il dettato costituzionale che la responsabilità penale è personale. Che si può essere puniti solo per un fatto offensivo. Una violazione gravissima dei diritti umani. Una riesumazione della responbilità del gruppo. Una sparizione completa degli individui. Si è violata la massima kantiana di non usare l’altro essere umano come mezzo. Al banchetto in cui ci si è “cibati” di altri esseri umani hanno partecipato in molti. L’altro essere umano è stato cannibalizzato. Ebbene un principio liberale come quello Kantiano (sia detto per inciso, Kant aveva tanti limiti, si veda la sua antropologia) non può essere messo in discussione pena l’arretramento della civiltà giuridica. E proprio quella affermazione filosofica di avere il coraggio di pensare con la propria testa va fatta totalmente nostra. Autonomia di pensiero e di giudizio critico non può mai cessare, pena l’oscuramento della coscienza morale. Del resto, penso che sia radicalmente di sinistra coniugare la libertà e l’uguaglianza. L’una senza l’altra impossibile. Verticalità e orizzontalità. Un pensiero obliquo che sappia coniugare l’universalità con le differenze (sempre mai considerate assolute). Ed è proprio a partire da questi elementari pensieri che, a volte, mi sono vergognato di essere “italiano” (anche se l’inno di Mameli oramai è divenuto un best seller, spendibile ovunque e politicamente utile). Ebbene guardare criticamente il nostro etnocentrismo morale sarebbe, se effettuato, un utile esercizio per parlare delle altre “culture”, e favorire il dialogo (ammesso che vi sia dialogo culturale piuttosto che dialogo tra individui. Io preferisco quest’ultimo). Senza uno sguardo attonito, critico e disincantato, nei nostri confronti ogni discorso sull’altro è asimmetrico e ideologico. per certi aspetti paranoico, politicamnete parlando. E il Novecento, da un certo punto di vista, è stato un secolo paranoico. Si è sviluppato uno stile paranoico anche a livello mass mediatico. Questi primi anni del XXI non promettono alcunché di buono…….
ci sono molti modi per descrivere l’io plurale che ci attraversa, o meglio gli “ii” come dice un noto antropologo, multiple-self e mindfull-body
ho visto che hai scritto due libri sul razzismo nel 2007 e nel 2006, penso che li leggerò….
In risposta al commento #43 di anna trickst3r:
Del resto se partiamo da noi stessi si potrebbe considerare ulteriormente che come individui siamo “plurali”. Non siamo trasparenti. C’è sempre una parte di noi che sfugge. Che va al di là delle nostre capacità di previsione. Insomma c’è l’io e l’inconscio. C’è qualcosa che ci attraversa. Si pensi all’innumerevoli influssi culturali. Innumerevoli e contraddittori. Si pensi alla psicologia dello sviluppo e a quella sociale. per esempio- Io sono italiano ma che cosa significa, per esempio, che sono cattolico? ateo? agnostico o semplicemnete indifferente? Sono nato in una città di 60.000 persone- ci sarà una differenza con chi vive in una metropoli? vivo in un ambiente urbano- ci sarà una differenza con chi vive in un contesto rurale? appartengo ad una classe economica non agiata- ci sarà una differnza con chi appartiene a quel 10% di italiani che consuma il 50% del Pil? Insomma potrei simpatizzare con la Caritas e non con l’Opus Dei- non sarei ugualmente cattolico (eppure la diversità è notevole)? Questo per dire,partendo da tematiche più esistenziali e psicologiche fino a considerazioni sociali ed economiche, che “io” non sono “uno”. Come non voglio essere trattato come se facessi parte di un “contenitore”, omogeneo, non voglio trattare gli altri nello stesso modo. Sia che provengano dall’Africa che da altre parti del mondo. Paradossalmente mi trovo più a mio agio con un “asiatico” progressista che con un conservatore “europeo”. Ovviamente ritengo opportuno demitizzare le identità. Con questo non vorrei dare l’idea di considerare l’individuo come astrazione- piuttosto non penso che la cultura, sempre plurale, inglobi gli individui annichilendo le potenzialità sovvertitrici ed eretiche di ogni persona. Dunque il rapporto è dialettico. Una dialettica de-hegelianizzata. Poi- conosco un ragazzo senegalese (ragazzo perché ha circa vent’anni meno di me- lo dico perché si tende ad inferiorizzare i migranti anche dando il “del tu” o considerandoli come ragazzi, appunto, anche se hanno quarant’anni!) che sicuramente ha una cultura linguistica, francese, inglese, italiano e arabo, che in confronto a tanti italiani è strabiliante……..eppure non ha le stesse possibilità di realizzarsi……..perchè è nero? perché è povero? perchè? insomma quando ci si domanda “perché” siamo sulla buona strada, ovvero ci siamo lasciati alle spalle un’acritica accettazione della realtà……e incominciamo a vederla con altri occhi (di migranti, in questo caso). Non possiamo comprendere perché un migrante deve rilasciare le impronte digitali anche se può dimostrare le sue generalità- allora ci chiediamo, perché? Noi italiani, come altri europei, al di là della vulgata buonista, ma fantasiosa, al di là delle fiction televisive, non saremo razzisti? questa sarebbe una domanda fondamentale. Perché il reato di un migrante viene messo in prima pagina e un crimine contro lo stesso migrante, compiuto da italiani, viene facilmente archiviato nel dimenticatio? Insomma la sinistra deve chiedersi perché, altrimenti non è critica ma a-critica. Balbuziente. Incapace di trasformazione. Per ultimo ho letto che molti che sono intervenuti in questo spazio si sono interrogati sulle “quote”. Ebbene spesso vengono tenute basse per introdurre una quota di “stranieri” clandestini proprio per sfruttarli meglio.
Disossarli. Il migrante quando parte sa che nel paese in cui va c’è la possibilità di lavorare…..e c’è bisogno…..il “mercato” lo richiede……ma farlo venire in clandestinità è più vantaggioso……si consideri che il “clandestino” avanza poche pretese (se lo facesse verrebbe espulso) e se si fa male sul posto di lavoro…..non va in ospedale……perché se andasse verrebbe poi espulso……poi ci sono quelli che delinquono, una minoranza, ma che viene strumentalmente, utilizzata per gettare fango su tutti gli altri che concorrono al 6% del nostro Pil. Questa minoranza che delinque è mediaticamente visibile…….gli altri, quelli che producono ricchezza per “noi”, a costi inferiori, invisibili. Di loro non si occupa alcuno. Come del resto di tutti i migranti che per vivere in una casa pagano canoni vergognosi……Insomma i diritti non possono essere variabili dipendenti della nazionalità o del colore della pelle….
condivido, ha tracciato bene una definizione di identità e di differenza, dell”uso politico che si può fare dell’una dell’altra, il problema è infatti non la verità o falsità di un concetto ma l’uso che se ne fa, nella fattoria degli animali di orwell alcuni erano più uguali degli altri, così come la differenza tra me e te, tra me e l’altro può avvallare le gerarchie dei saperi e delle culture
In risposta al commento #40 di anna trickst3r:
nessuno ha detto che la sociologia e l’antropologia costruiscono i loro concetti per dividere. Dico che molta parte degli autori di queste discipline, soprattutto nel passato, consideravano la cultura come qualcosa di omogeneo e che questa rappresentazione è servita al potere politico. Del resto divide et impera. In Africa molto spesso ai colonizzatori faceva piacere che vi fossero delle “etnie” ed anzi contribuivano a rafforzare, quando non le creavano loro stessi, le presunte differenze proprio per evitare che i dominati sfuggissero alla loro subalternità. Per quanto riguarda le differenze, non nego che esistono, soltanto non le considero immodificabili, come se avessero uno statuto ontologico. Tutti siamo immersi in un mondo che cambia, continuamente. Quando le differenze pretendono di affermarsi irrigidendosi e assolutizzandosi la violenza è alle porte. L’identità è sempre relazionale. Anzi l’identità si struttura in maniera plurale, dinamica e processuale. E’ sempre diveniente. Dunque le differenze che pretendono l’isolamento, l’assolutizzazione, divengono narcisiste e perdono il rapporto con il divenire. La violenza sta nel non riconoscimento dell’altro, nell’annichilimento delle diversità. Ma non nel senso che l’altro abbia un’identità ben precisa, immodificabile e originaria, ma nel senso che siamo noi che attribuiamo all’altro questo statuto identitario, dimenticando e rimuovendo il fatto che siamo tutti stranieri e apolidi. Incapsuliamo l’identità altrui in contenitori ben precisi. Insomma facciamo violenza anche a noi stessi quando ci pretendiamo al di sopra della “mischia” e ci oggettiviamo e al contempo mistifichiamo il nostro rapporto con gli altri esseri umani. Queste operazioni di “incapsulamento”, sono fattibili proprio in quanto esistono distribuzioni di asimmetriche di potere. Insomma ci sono persone che parlano e altre che sono “parlate”. Oggetti di discorsi e non soggetti. E tutta questa struttura opera su uno sfondo ben preciso e negativo: esistono differenze immutabili. Abbiamo dimenticato Eraclito e ci siamo attardati solo con Parmenide. Pensiamo che la realtà sia una e rotonda. Sferica. Invece è rettilinea e plurale. Tale sfondo non riguarda solo l’altro ma anche noi stessi, io. Insomma un’identità che si sa effimera o si rinserra nei ranghi dell’assolutezza o si apre, Io preferisco la seconda strada………ma per aprirsi è necesario mettersi in discussione. A partire da noi, io, me e poi l’altro. Riflettendo sul fatto che le diversità trapassano a tutti i livelli……e sono aperte. Insomma è necessario fare propria la differenza tra rappresentazione della realtà e “realtà”. Ovviamente i migranti sono considearati, per varie ragioni (politiche ed economiche anche) per gruppi o contenitori: se provengono dai paesi a tradizioni islamica ce li rappresentiamo come ferventi religiosi o intolleranti. La realtà per fortuna è più ricca. Frequentano la Moschea, ma la maggioranza no, perlomeno come i cattolici. Eppure i mass media ce li rappresentano sempre inginocchiati. Evidenziano la loro diversità occultando ciò che ci accomuna. Esaltano i tratti culturali più distanti per creare una sorta di “comunione spirituale” tra gli italiani. Insomma la loro identità diversa costruisce l’altro aspetto della nostra ritrovata identificazione e in questo gioco di specchi si capovolge la realtà. Alla fine pensando ai migranti viene in mente l’islam, come se, loro fossero uomini e donne, per parafrasare Marcuse, ad una dimensione. In ogni caso la civilità islamica ha prodotto un’opera di traduzione culturale della filosofia antica imprescindibile. Un autorevole studiosa ha affermato che ci siamo dimenticati dle nostro maestro (civiltà islamica) per il maestro del nostro maestro (scusate il gioco di parole). Eppure sono pluarli e diversificati come noi, come “io”. Insomma l’identità può essere una trappola se presa troppo sul seri e ipostatizzata. Come quando parliamo di noi stessi pretendiamo una particolareggiata distinzione così dovremmo fare per gli altri. Purtroppo dominano i pregiudizi, gli stereotipi e anche gli stigmi. Infine il nuovo tipo di razzsmo parla sempre più spesso di diversità culturali piuttosto che di quelle “biologiche” (dimostratesi scientificamente inconsistenti). Insomma la cultura, considerata come immutabile, ipostatica, ontologicamente consustanziale, in cui l’individuo sarebbe immerso e annichilito, è il nuovo razzismo che si nutre del differenzialismo culturale. Che considera la cultura una “seconda pelle”. In nome della tutela delle identità collettive, si noti bene, considera gli stranieri assolutamente diversi. Li ritiene degni di tutela, ma “a casa loro”!!!!! Neorazzismo che ha l’ossessione che la civiltà occidentale venga contaminata e dunque chiede purificazione e preservazioni delle identità. Questa è la trappola. Una trappola mortale che riecheggia in tutti gli apostoli della “differenza”.
bene, ho riletto tutti gli interventi di questo blog sull’immigrazione, sull’inclusione e sulla cittadinanza e sono molto soddisfatta, penso che si debba continuare in questa direzione, libero confronto delle nostre diverse posizioni, discussione, è questo il miglior contributo che noi tutti possiamo dare alla sinistra arcobaleno e quindi mi e vi ringrazio
carissimo del pistoia
ho apprezzato molto il tuo intervento, mette a fuoco il diabolico sfruttamento della differenza quando al di fuori di ogni riferimento antropologicamente e storicamente fondato viene utilizzato come ricerca e attribuzione ad un capo espiatorio di un disagio e di una crisi sociale che ha le sue radici altrove.
Un concetto però tengo a precisare, l’antropologia e la sociologia delle differenza non costruiscono differenze per dividere, rafforzare le gerarchie per la distribuzione del potere, o meglio sfruttare segmenti sociali.
La differenza è quello che piuttosto ci accomuna, sottolineare la differenza vuol dire non inglobare e assimilare l’altro al proprio sè. Se io per guadagnare il tuo rispetto non posso fare altro che duplicare la tua identità e nascondere la mia differenza, allora vuol dire che il tuo potere ha annullato tutta la mia umanità la mia dignità di essere umano, tutto quello che sono stato/a, condividere il tuo sapere, la tua storia e dimenticare la mia.
Ma ancora tu dici e questo volta condivido, che le culture non sono omogenee al loro interno, non sono monolitiche, e infatti io te qui e ora ci confrontiamo e tentiamo di negoziare le nostr diverse identità, anche l’immigrato, lo straniero deve avere voce, diritto di parola, perchè nè io nè te, nessuno deve e può pretendere di parlare a nome dell’altro e ridurlo al silenzio. Allora chiediamo per il lavoratore immigrato diritto di voto, di partecipazione, di voce per raccontare ed esprimere la dignità e la bellezza della sua differenza, del suo altro sapere, della sua storia.
quello che a mio avviso deve accomunare è la solidarietà e la gioia di delineare insieme i profili di un mondo nuovo
Per quanto riguarda i migranti sono necessarie alcune considerazioni. Quindi ritorno sul tema. Innanzitutto essi non devono essere incapsulati in presunte culture d’appartenenza come se queste fossero ontologicamente strutturate. Le culture non sono mai omogenee. All’interno per esempio del contenitore “Occidente” convivono una pluralità di prospettive anche incompatibili fra loro. Esistono ceti e classi sociali, e di genere. Non si può dire che un migrante rappresenti una data cultura, come non si può dire semplicisticamente che io sia italiano, ovvero qualcuno lo può affermare ma poi la parola “italiano” che cosa significa? Tutti gli italiani hanno la stessa rappresentazione del mondo? ne dubito, fortemente. Quando arrivano i migranti le società di accoglienza, ammesso che vi sia, tende ad etichettarli, insomma vengono erette barriere tra noi e loro. I Mass media mostreranno sempre il migrante come diverso, spesso criminale, in ogni caso occultando le difficoltà di integrazione che incontra. I politici li useranno per la loro propaganda……eppoi verranno indicati dai cittadini come capri espiatori di una insicurezza che ha ragioni ben più complesse. Ma gli immigrati sono lì, vicini a noi, facilmente individuabili come colpevoli tout court. Si oblitera e si fa opera di rimozione dello straordinario lavoro che fanno per le nostre società spesso anche sfruttati e inferiorizzati. Quindi quando sento dire che non si integrano posso fare una grossa, omerica, risata. Sono il segmento più bastonato delle nostre società e ci servono così. Questa è la realtà! L’integrazione e la convivenza deve partire da un’apertura nostra, che tarda ad arrivare. Anzi pregiudizi, stereotipi, stigmi li annichiliscono sempre di più. Perché invece di parlare in continuazione delle loro diversità non viene messo in evidenza ciò che ci acomuna? Parlare di integrazione presuppone che loro non si vogliono integrare- penso piuttosto che siamo noi a opporre resistenze- inventando, radicalizzando e rendendo intollerabili le loro “differenze”. In un’economia ipercompetitiva capitalistica la “differenza” serve per poter sfruttare certi segmenti sociali. Per dividere i poveri e per aumentare tranquillamente i profitti. La differenza culturale serve per manipolare e dividere gli ultimi della società. Se chi ha scritto prima di me, non considera la sociologia delle differenze come politica rafforzante le gerarchie per la distribuzione del potere, fa un’opera vana. Cioè è necessario capire lo sfondo entro cui i discorsi sui migranti si producono e si perpetuano. In tale situazione tra loro e noi non vi è simmetria dialogale, bensì totale asimmetria. I migranti sono sempre oggetto di discorsi che facciamo noi e solo noi, senza interpellarli. Dovremmo riconoscere che più che parlare dei migranti, quelli in carne ed ossa, che come noi, che lavorano, faticano, sudano e soffrono e sono alla ricerca di un pò di pace, parliamo solo e soltanto di noi stessi. Insomma- diritto di parola ai migranti, lineamento di un mondo nuovo. Senza dialogare non vi è confronto e conflittualità intelligente, ma solo riproduzione di potere, di chi il potere già lo detiene.
significa che i soldi che adesso finiscono alle mafie servirebbero per il sostentamento per i mesi stabiliti per la ricerca di un lavoro ed essere regolare e reperibile e non più clandestino.
caro kojak credi davvero che gli immigrati hanno più diritti di te , non capisci che non può essere perchè il padronato sta usandoli in funzione contro i lavoratori italiani per tenere basse le loro pretese, ha bisogno di braccia senza diritti che siano ricattabili. Tu hai mai aspettato un anno per avere un documento rinnovato? Scusa non scaricare le tue amerezze su persone molto più deboli di te.
Se volete modificare questo punto del programma con delle vostre proposte in un formato collaborativo libero e pubblicato istantaneamente vi invito a farlo nel sito di
http://www.wikidemocracy.org/wiki/partiti/sinistra_arcobaleno/start.
l’iscrizione al ssn non è prevista hai ragione ma è garantita a tutti senza alcuna distinzione l’assistenza ospedaliera, il nostro sistema sanitario nonostante le sue molte imperfezioni è il più garantista, di fatto la spesa sanitaria incide sal bilancio regionale fino dal 70 all’ 80%
paradossalmente, situazione molto italiana, hanno più diritti i migranti (extra-comunitari) senza permesso di soggiorno che i cittadini comunitari…
i primi infatti possono accedere alle cure grazie al tesserino STP che però non può venire rilasciato ai comunitari, i quali non hanno più bisogno di permesso di soggiorno, ma devono avere un contratto di lavoro per potersi scrivere al servizio sanitario nazionale…..
incredibile…ma vero!!!
per l’assistenza sanitaria agli immigrati con e senza permesso di soggiorno è stato avviato un progetto sperimentale approvato dal governo prodi in agosto 2007 che include tre poli ospedalieri in sicilia lazio e puglia
http://www.inmp.it/
è il sito dell’INMP l’istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà che è stato fondato a partire da quel progetto sperimentale
si spera che poi venga esteso a tutto il terrorio nazionale
@ Flora
anche io penso che l Italia non sia buonista ma semmai “cattivista”…
pero ritengo che spesso per contrapporsi a quella parte noi rischiamo (rischiamo) di diventare buonisti…
Fai riferimento a Obama ma anche in america se non hai un contratto e se il datore non ti fa da sponsor, da garente, non puoi restare legalmente…
e anche se entri da turista ti prendono le impronte…
Per quello che dici sull assistenza sanitaria sono daccordo con te in pieno…
sono già intervenuta in precedenti post su questo forum a favore dell’inclusione, dell’indigenismo come ha affermato Bertinotti, fino all’ibridazione culturale, non come temuta perdita di radici ma come ricchezza, credo anche che al dialogo “tra” culture ma solo quando il “tra” non traccia confini tra il sè e l’altro, noi e loro, altrimenti sedimenta separatezze impermeabili
il riconoscimento di diplomi lauree e quant’altro è un altro passo importante è ovvio!
mah, io conosco moltissimi migranti con diploma di scuola media superiore, magari anche con laurea, costretti/e a fare le badanti, le colf, le babysitter o i manovali….
senza qualifica va benissimo raccogliere i pomodori, ma non con le condizioni di sfruttamento e clandestinità a cui sono costretti dalla bossi-fini, non credi?
sono sicura che come me, ritieni quella legge un’ignominia, e una legge fatta apposta per incoraggiare la clandestinità e il lavoro nero, oltre che una legge che può funzionare solo non applicandola , come ho spiegato nel mio commento precedente riguardo alla farsa dei “flussi” (intesi per assumere gente che non è in Itlaia, ma che in realtà regolarizzano quelli che sono qui)….
doveroso un cambio. l’amato -ferrero era un seppur timido passo avanti….
ma c’è anche bisogno di una radicale campagna di educazione a livello di massa, che spieghi alla gente la ricchezza della diversità e la falsità dello stereotipo o preconcetto che al momento lega il migrante con criminalità. Sterotipo del tutto infondato, dato che in Italia per esempio la maggioranza dei femminicidi avvengono in famiglia e avvengono con una frequenza impressionante, uno ogni tre giorni….ma nessun giornale ne parla…mentre invece persino raitre manda in onda un programma vergognoso come quello di ieri sera ,”la grande paura” tutto volta ad “etnicizzare” la criminalità…(che invece come tutti sanno ha cause sociali e sociologiche, non certo “etniche” ….contrariamente a quel che credeva il fu Adolf )
posso dire solo di quello che ho visto.
e dunque: infermieri/e romeni, polacchi, albanesi, etc in alcuni casi in ospedali come il San Raffaele di Milano, qui nel sud moltissimi senza alcuna qualifica nella campagne, se tu sai altro dimmelo. probabilmente la distribuzione sul territorio dipende dallla domanda
anna,
quante tra le persone che raccolgono i pomodori, hanno il titolo di studio per essere impiegati di concetto? più di quelli che credi, forse. E perchè sono costretti a raccogliere i pomodori, invece di poter accedere ai lavori per i quali sono qualificati?
per colpa di una legge sull’immigrazione razzistica e protezionistica, che è stata studiata proprio per favorire lo sfruttamento e il lavoro nero….perchè su questo campano tanti cari connazionali…..io ritengo giusto che chi ha la qualifica per svolgere mansioni impiegatizie, lo faccia, a prescindere dal suo passaporto, e che i pomodori magari li raccolgano i privi di qualifica , privi di licenza media, ecc a prescindere dal passaporto….
anche se questo vuol dire che la maggioranza dei raccoglitori di pomodoro sia italiana, e la maggioranza di impiegati all’Inps sia senegalese…..
penso che forse gli utenti Inps ci guadagnerebbero….e chissa magari anche i pomodori …..
per quanto riguarda il commento di Kojak, delirante, non so quale film abbia visto , sicuramente un fantasy……
in Italia i migranti hanno molti meno diritti che i migranti in altri paesi….e ancor meno diritti hanno i figli dei migranti in Italia rispetto ai figli di migranti in altri paesi…..vedasi barack Obama…per esempio…
ma senza andare fin lassù, vorrei fare rispettosamente notare a chi sospettasse che l’italia sia “buonista” che la nostra legge sulla cittadinanza è tra le più restrittive di Europa. In Inghilterra per esempio, il figlio di due migranti residenti con carta di soggiorno, nasce cittadino inglese, in italia lo diventa solo dopo 18 anni.
In inghilterra un cittadino comunitario (italiano, rumeno, ecc) ha diritto all’assistenza sanitaria ,senza dover dimostrare di avere un contratto di lavoro. In Italia, un cittadino comunitario (inglese, rumeno ecc) non può iscriversi al servizio sanitario nazionale A MENO CHE POSSA DIMOSTRARE DI AVERE UN CONTRATTO DI LAVORO…
questi sono solo due piccoli esempi…. ce ne sono di svariati e molteplici…
l’italia non è certo buonista, ma semmai “cattivista” perchè non riconosce pari diritti a i migranti regolarmente presenti sul territorio…..e non parlo neanche degli irregolari…
un altro motivo per cui non avrete piu il mio voto è il vostro buonismo nei confronti degli immigrati, per PAURA DI ESSERE ACCUSATI RAZZISTI concedete loro tutto, voto casa affitto piu basso perche LORO POVERINI sono stranieri, il vostro comportamento nasconde un RAZZISMO celato…
SE andiamo in albania ci danno la cittadinanza? una casa? affitti bassi? ma soprattutto CI FANNO VOTARE?
Io sono Italiano non ho alcun aiuto per farmi la casa pagare l affitto avere un contratto di lavoro decente, l unica differenza da un immigrato è che posso votare (un branco di delinquenti)…
INTEGRAZIONE non significa BUONISMO DEL CAZZO
Ribadisco in merito il contenuto del seguente mio intervento
http://www.sinistraarcobaleno.org/2008/03/01/sinistra-arcobaleno-candida-rita-borsellino/#comment-1841badisco