Il 2008 non è il 53, ma alla Thyssenkrupp si muore come a Marcinelle

24 02 2008

di Fausto Bertinotti

Walter Veltroni conosce bene il linguaggio dei simboli e della comunicazione, dunque sa bene di cosa parliamo quando polemizziamo sulle candidature delloperaio e dellimprenditore. Parliamo delle classi sociali e della lotta tra di esse, cioè della lotta di classe. Bel tema, per capire come ci si colloca in questa società contemporanea e quali interessi e istanze sociali una forza politica vuole difendere.

Penso che se si dice di volerli difendere tutti, in realtà si finisce col difendere solo i più forti. Perciò credo che la politica della sinistra debba essere di parte, cioè organizzare e rappresentare, nel terreno sociale, in primo luogo, gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori. Del resto così è stato sempre, non solo per i comunisti ma per i socialisti, i socialdemocratici e i labouristi e così continua ad esserlo.

Le classi cerano nell’Ottocento come nel Novecento, come nel Duemila; diversa è la loro natura, si pensi alla diversità tra i primi del ‘900 e il neo-capitalismo della società dei consumi, diversa la loro composizione, e dunque diverse sono le caratteristiche del conflitto. Ma per sapere che esistono due punti di vista diversi nell’impresa e tra loro conflittuali non c’è bisogno di Marx e neppure dei coniugi Webb, basta la sociologia del lavoro, ben compresa quella americana.

Veltroni dovrebbe sapere che non cè nulla di più vecchio e di più volte smentito dalla storia come dalla cronaca che la tesi della scomparsa delle classi, della lotta di classe e del capitalismo. Quante volte ne è stato decretato il superamento, salvo ritrovarselo di fronte, ogni volta mutato, e ogni volta portatore di vecchie e nuove diseguaglianze.

Oggi addirittura ce lo troviamo di fronte luccicante nella nuova veste della globalizzazione, una veste così nuova da volerci far credere, proprio mentre il capitalismo tende a farsi totalizzante, così da mettere allopera non solo le mani ma le menti e i corpi, che si è invece volatilizzato. Qualche anno fa, caro Walter, si è teorizzata la fine del lavoro e il lavoro è scomparso dalla politica, dalle comunicazioni e dalle arti. Ma quando è riapparso ha persino preso la forma drammatica dei corpi degli operai uccisi sul lavoro. Il 2008 non è il 53. Ma alla ThyssenKrupp si muore come a Marcinelle. Storie di operai e di padroni.

23 Febbraio 2008

Fonte: Il+lavoro+irrompe+in+campagna+elettorale.+Bertinotti+risponde+a+Veltroni - Rifondazione.it

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3 Commenti

24 02 2008
[1] Michel Marseglia (12:18:24)  Add karma Subtract karma   Voto del commento: +0 :

Certo in larga aprte condivisibile solo che nell’accezione moderna delle classi lavoratrici si dovrebbero inserire anche i ceti medi non parassitari e produttivi ivi compresi i docenti di ogni ordine e grado, i professionisti del mondo medico e forense non legati alla difesa della casta e della corporazione se no si corre il
rischio di diventare una forza residuale di difesa estrema della classe operaia residuale regalando ingenti forze della destra e al centro moderato veltroniano.

24 02 2008
[2] andrea (18:42:21)  Add karma Subtract karma   Voto del commento: +2 :

Devo dire che quello che mi spaventa non è il fatto che si candidino un imprenditore e un’operaio assieme, è solo un operazione di facciata nel più classico stile ..e anche..e anche. Saranno solamente due comparse fra i circa 1000 parlamentari.
Quello che mi spaventa è che il PD candidi Ichino, uno che ha come missione devastare tutte le tutele per le classi lavoratrici.
Ichino non è uno che fa convergere voti o uno da esporre, ma sarà uno che darà la linea alle politiche del lavoro e della previdenza per il PD.
Quindi dovremmo aspettarci un attacco frontale all’articolo 18, alla previdenza pubblica.
Con la scusa della meritocrazia toglieranno le tutele dicendo che si crea un mercato più aperto per i lavoratori, in realtà si creeranno le condizioni perchè il lavoratore sia nuovamente ricattabile dal datore di lavoro.
Infatti il problema della precarietà del lavoro non è tanto l’incertezza sul futuro, ormai c’è l’ha anche chi ha il lavoro fisso, ma la riccattabilità del dipendente.
Quindi un lavoratore ricattato non osa opporsi al suo sfruttamento esso sia legato alle condizioni e agli orari di lavoro, e soprattutto alla sicurezza sul posto di lavoro.
Quindi un abolizione dell’articolo 18 significhera 10 100 1000 Thyssen Krupp,
non è un caso che in quest azienda gli operai fossero ricattati con la chiusura dell’azienda e il trasferimento delle lavorazioni, quindi niente sicurezze e tutti zitti

29 02 2008
[3] gianluca (09:04:44)  Add karma Subtract karma   Voto del commento: +0 :

La classe operaia per molto tempo è semplicemente sparita.Sembrava che in Italia si fosse diventati improvvisamente tutti ricchi e che non c’era più posto x chi lavorando si sporca le mani.
C’è voluta una strage x far risalire agli onori delle cronache i problemi di chi lavora in fabbrica e non solo.
Il problema più importante è che in un paese dove tutto stà diventando precario,la sicurezza passa in secondo ordine.X UN LAVORATORE CHE RIVENDICA I PROPRI DIRITTI ,ALTRI DIECI SONO DISPOSTI AD AFFRONTARE IL PERICOLO PUR di avere il posto.
A questo ci ha portato la tanto decantata legge Biagi,vista x troppo tempo come la soluzione dei problemi della disoccupazione e dimostratasi invece una scappatoia per i datori di lavoro.
Io spero che veramente la sinistra arcobaleno abbia la voglia di cambiare radicalmente l’approccio ai problemi del mondo del lavoro,dando la considerazione che merita al primo principio fondativo della nostra repubblica

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