Non siamo Sinistra Radicale
19 02 2008“Siamo la Sinistra l’Arcobaleno e con questo nome ci presenteremo agli elettori. Anche oggi in alcuni servizi dei telegiornali Rai la Sinistra l’Arcobaleno è stata etichettata come ‘sinistra radicale’. Un pessimo esempio di informazione pubblica a meno di due mesi dalle elezioni politiche. Contro ogni tentativo di strumentalizzazione abbiamo presentato un’interrogazione in commissione di Vigilanza ed una risoluzione per impedire che la campagna elettorale venga falsata in maniera così evidente. Il presidente Petruccioli ed il direttore generale Cappon hanno il dovere di intervenire immediatamente per garantire il corretto svolgimento della campagna elettorale. L’uso del termine ‘sinistra radicale’, tra l’altro, rischia di generare confusione tra la Sinistra l’Arcobaleno ed i radicali di Pannella. E’ fondamentale per la democrazia che soprattutto in questo periodo di campagna elettorale venga fornita un’informazione più equilibrata e seria possibile”. Lo affermano Gloria Buffo, Paolo Brutti, Marco Lion, Gennaro Migliore, Natale Ripamonti, Giovanni Russo Spena e Nicola Tranfaglia, rappresentanti della Sinistra l’Arcobaleno in Commissione di Vigilanza.




Giustissimo!
Sono perfettamente d’accordo, ma sembra proprio che l’informazione debba trovare semplificazioni, utilizzando termini che creano solo confusione e confondono le idee….
Complimenti al leader Bertinotti e a tutti voi della Sinistra che fate tutti dei bellissimi discorsi, dite tutti belle parole e avete ottime intenzioni (specialmente in campagna elettorale).. ma i disabili e i problemi inerenti alla disabilità non li prende mai nessuno in considerazione? Possibile che i disabili siano sempre dimenticati da tutti?? Devo purtroppo constatare che anche Voi della Sinistra L’arcobaleno vi state dimostrando totalmente distaccati da alcune gravi problematiche che affliggono i cittadini disabili nel nostro Paese. In nessun programma politico, compreso il vostro a quanto pare, non è per esempio presente uno straccio d’impegno concreto per l’equiparazione della pensione di invalidità alla pensione minime sociali onde restituire dignità a coloro che da anni sopravvivono in condizione di quasi “barbonismo”, percependo un assegno sociale di 243,00 euro/mese non avendo altro reddito o occupazione lavorativa. E’ inesistente inoltre l’impegno per l’istituzione di un Ente Unico a tutela degli interessi della categoria dei disabili.
Quando sarà che rivolgerete un pò di attenzione anche ai cittadini disabili?
L’informazione non cerca semplificazioni. In questo caso sfrutta termini che portano considerazioni negative per fare pubblicità negativa.
D’altra parte conosciamo bene i proprietari dei principali organi di informazione…
La sinistra o è radicale o non è.
Se il nostro problema risiede nel fatto che al TG ci chiamano sinistra radicale siamo messi molto meglio di quanto non credessi.
Se pensate che l’elettorato abbia paura della radicalità non avete capito un accidente di niente dello stato d’animo in cui versa il popolo di sinistra.
C’è bisogno di radicalità e forte antagonismo nei confronti di Berlusconi e Veltroni, sue strumenti nelle mani di Confindustria, Vaticano e Foreing Office USA che hanno gli stessi contenuti e gli stessi linguaggi.
C’è bisogno di agire alla radice della società e dei conflitti sociali senza mercanteggiamenti e infingimenti. Radicale significa, nell’accezione in cui viene usata, semplicemente coerente e non disposta a prostituzioni politiche (cosa che ai moderati pare estremismo). Radicale dunque non è un cattivo aggettivo, gli esponenti della Sinistra rivendichino con orgoglio la loro radicalità e tale argomento cadrà miseramente. Pare però che i rappresentanti non siano in grado o non vogliano spiegare la nostra radicalità (spero non perchè non sappiano sostanziarla) subendo per questo tale semplice giochetto lessicale.
Occorrere capovolgere l’arma propagandistica anzichè ricorrere alla commissione di vigilanza. Viva la sinistra, dunque, che se non è radicale non è.
Nicola credo abbia ragione. Il comunismo italiano porta con se una tradizione fatta di lotte democratiche e battaglie per i diritti che non può in alcun modo essere messa in discussione.
Ma il sillogismo radicale=sinistra funziona effettivamente, per come viene presentato dai media, come pubblicità negativa. L’accezione radicale viene accostata costantemente a violento, antidemocratico, extraparlamentare. Pertanto, per quanto un cittadino si senta profondamente deluso dal buonismo paternale da capezzale del PD tenderà a “ignorare” l’alternativa di sinistra perchè timoroso (in quasi 30 anni di attività le televisioni di Berlusconi hanno lavorato profondamente nelle coscienze collettive).
Condivido la necessità di porsi in maniera radicale su molti temi: il lavoro, la politica estera, lo stato sociale. Sono tutte questioni che non possono essere ridotte in scala di grigio. O sono bianche, o sono nere.
Mi pare improbabile riuscire a far passare il messaggio che radicale vuol dire coerente. Credo quindi che sia opportuno non farci “inscatolare” dai media in una definizione. Noi siamo la sinistra.
Bravissimo Nicola! Anche se alcuni pensano che noi siamo sinistra e basta, credo che l’orgoglio di essere “Radicale” perché non si abbassa a compromessi sia di tutti quelli che credono nei valori dell’Ambiente e del Lavoro.
Uno degli slogan del vecchio Pci era partito di lotta e di governo, mi pare che pur non essendo una bestemmia la parola radicale, come non lo è rivoluzionaria, non si adatti alla Sinistra Arcobaleno. Prima di tutto perchè le forze politiche, le storie e le culture che la compongono sono diverse, poi perchè credo ci si stai proponendo al Paese come forza politica che vuole governare, con un programma di governo (certo vinceranno altri ma non è questo il punto)
Si è aperta una lotta per l’egemonia tra noi e il Pd, per ora sono loro il partito più grande, ma la storia non finisce domani. Inoltre con sinistra radicale intendono dipingerci come bastian contrari, irragionevoli, estremisti, non facciamo finta di non averlo capito, così come Veltroni rivendica una politica ambientale del fare invece che quella dei no. Dobbiamo sovvertire questa tesi sia perchè non credo corrisponda al vero, sia perchè non ci è utile farci appioppare questa etichetta, magari qualcuno di noi la sera tra amici potrà vantare la purezza della nostra politica, duri e puri, ma le ragioni dei cittadini, dei lavoratori e dei loro bisogni sono più urgenti e importanti dell’avere paura di contaminarsi o sporcarsi le mani. In gioco non c’è solo la sopravvivenza della Sinistra ma il futuro assetto democratico del Paese.
W IL COMUNISMO..L’UNICA VIA X UN MONDO MIGLIORE
Oltre la stigmatizzazione del nome, in questi giorni ho notato la superficialità e la marginalità dei servizi televisivi (non parliamo dei giornali e in particolare di Repubblica) riguardanti la Sinistra Arcobaleno. Sono stufo di sapere anche quante volte va in bagno Veltroni, voglio sentire parole di sinistra, voglio che venga dato il dovuto spazio a Bertinotti!!!
[...] fonte: http://www.sinistraarcobaleno.org [...]
hai perfettamente ragione Chicco80,oramai i signori che non vogliono chiamarsi radicali e che hanno sempre la parola operaio in bocca,non fanno altro che gli avvocati degli statali o dell’aristocrazia operaia tipo fiat o comunque gente a migliaia con contratti di ferro, che siamo capaci di difenderli anche io e lei caro chicco 80.
A me,socio di cooperativa a 760 euri al mese o lei caro chicco che certamente non naviga nell’oro,conviene buttarci sui due grandi poli,o di quà o di là ma certamente non con questi fighetti in cachemire che giocano alla rivoluzione a chiacchere ma che sono quasi tutti statali con il sedere al caldo che si credono spartaco ma che sono crasso.
Condivido le opinioni di Jacopo ed Andrea, non dobbiamo fossilizzarci su termini che portano lontano dal fulcro del ragionamento, in ballo c’è il futuro del paese e la vita di milioni di uomini. Bisogna concentrarsi sui programmi, sulle iniziative, sulla campagna elettorale e andare a contrastare il Pd sui temi concreti della vita quotidiana!!!!
ovviamente l’uso del termine “radicale” è connotativo e descrittivo, con notevoli sfumature negative, e si inserisce in una competizione che è sempre più mediatica. Di conseguenza le parole pesano. Sono importantissime. E, insieme alle parole, anche le immagini etc. Da un certo punto di vista possiamo dire che anche in passato tutto ciò accadeva ma non nei termini parossistici di oggi. Dunque è importante l’interrogazione parlamentare richiesta. Un errore fatto dai no-global fu quello di essere definiti come tali o comunque definirsi, quando era una scelta, cosi’. Infatti il movimento dei movimenti era già di fatto globalizzato e adottava una logica globale- perciò doveva essere chiarificato con molta più energia che non si era contro la globalizzazione tout court, bensì contro il neoliberismo. L’uso delle parole non è mai neutrale. Anzi, le sfumature inconsce, i non detti che presuppongono, gli orizzonti cognitivi ed emozionali che aprono hanno molta forza per far presa nell’immaginario della massa. Come ha scritto Kertzer un milione di morti è una statistica, parlare di un morto è un dramma. Di conseguenza ben venga una giusta attenzione all’uso delle parole. Del resto in Italia, paese che legge sempre meno e si ferma sulla superficie delle cose, la campagna elettorale che viene fatta con slogan furbi e distorcenti di fatto ha molte possibilità di rivelarsi efficace. Dunque si impone la correttezza espressiva. Di nuovo dunque il termine radicale non dovrebbe essere usato e in primis dagli stessi dirigenti della sinistra arcobaleno che si deve caratterizzare come una forza che indica una trasformazione della realtà esistente (senza evocazioni del tutto pittoresche quanto velleitarie di alternative alla società attuale, senza partire dai dati di fatto e diforza di questa attuale assetto storico-politico ed economico.
Ovviamente ripensare la sinistra non è semplice. Deve essere fatto dal punto di vista storico, ma anche dalle inedite e feconde possibilità dischiuse dalla globalizzazione. Insomma una prospettiva nazionale non può essere disgiunta da quella globale. La vita dei filippini e degli indonesiani o degli argentini non ci è estranea. Ci interessa. Soprattutto qualla delle classi subalterne. Solo così la sinistra avrà un respiro sovranazionale, solo così nell’alveo del cosmopolitismo si possono cercare le ragioni che ci uniscono per un mondo migliore.
la Sinistra l’Arcobaleno e’ sinistra.. non estrema e non radicale….
personalmente sono molto piu’ a sinistra di cosi’. ma non potendo trovare qualcosa di piu’ simile a me, vi votero’!
il PD e’ centro… (direi centro destra ormai..)
UDC, UDEUR, e vari… sono centro destra lanciati verso destra…
e PdL e’ destra andante…..
gli altri non sono degni di considerazione…
Nel programma si deve porre come punto fermo la risoluzione della questione dell’informazione privata e pubblica - non voglio la censura ma una concorrenza equa e leale quindi pluralista che garantisca la correttezza dell’informazione.
Più operatori = meno balle.
Non Sinistra Radicale ma bensì Progressista, in antitesi ai presunti sinistrorsi del PD che si appiattiscono al centro accettando compromessi con i reazionari della destra (addirittura si accusano di copiarsi i programmi !!!) per catturare un elettorato pavido e qualunquista.
Hasta Siempre.
Fuori il Vaticano dall’Italia !
cosa significa sinistra radicale ?
[...] non siamo sinistra radicale Febbraio 21, 2008 at 1:17 am | In Uncategorized | Non siamo Sinistra Radicale [...]
Sinistra radicale, sinistra antagonista…
Ma questi termini non li usano anche quelli del PD?
Basta, siamo stufi. Cosa c’e’ di radicale o antagonista nel chiedere diritti?
Carissimi, nel chiedere diritti c’è radicalità. La conquista dei diritti, la redistribuzione delle ricchezze, lo spostamento dei desideri come nuovo percorso antropologico della società, sono tappe “rivoluzionarie” perché capovolgono, rivoluzionano, gli assetti sociali esistenti.
Il PD ragiona in termini neoliberisti e tende ad occuparsi della gestione della realtà promettendo delle elemosine perché l’ordine non sia travolto da un eccessivo malcontento.
Un pensiero di Sinistra in un’era che gli altri definiscono (mentendo) post ideologica non può che essere strettamente radicale perché non si limita a gestire la società ma tenta di cambiarne i rapporti sociali per eliminarne le ingiustizie.
E non diciamo che questo si addice poco ad una forza che si candida a governare. Secondo la mia modesta opinione questo è l’unico modo di governare, quello proposto dal PD o dal PdL è solo un modo per scaldare il velluto degli scranni di Palazzo Chigi.
Attenzione infine alla parola progressista che, sebbene sia diffusa e accettabile, è molto più problematica di “radicale”.
Infatti so che i compagni che la usano la intendono nell’accezione di significato che gli aveva attribuito Pier Paolo Pasolini e la pongono in antitesi con lo “sviluppo”, ma nella percezione comune non esiste una differenza tra lo “sviluppo” (e per dirla con Pasolini “il neo fascismo dei consumi”) e progresso. Attenzione dunque a questo termine, certamente appropriato, ma da precisare bene.
Infine permettetemi di lanciare un appello ai compagni di Sinistra Democratica del circolo di Penne.
La tragedia che rischia di cancellare la sinistra in Italia è stato il percorso del Partito Democratico che dalla sinistra ha traghettato al centro milioni di cittadini che dieci anni fa predicavano la dittatura del proletariato e oggi accusano la sinistra di essere “radicale” e fieramente rivendicano a sè l’aggettivo “moderato”.
La tragedia della società italiana sono i libri apertamente contro il ‘68 che narrano sul serio quello che Nanni Moretti nel film Bianca aveva messo in bocca al preside della “Marilin Monroe” per paradosso: L’Italia meravigliosa fino al 1967 e poi un’ondata di barbari criminali che hanno distrutto tutto ciò che era bello.
Queste spinte conservatrici e reazionarie hanno invaso la cultura dove le parole pesano molto. Non dobbiamo perdere questa sfida lessicale e dobbiamo rivendicare a noi lo sdegno e la drammatica preoccupazione per il conformismo reazionario imperante. Con orgoglio dunque definiamoci radicali, perché vogliamo davvero estirpare il veleno del neoliberismo senza che una piccola radice rimanga nella nostra società, con orgoglio definiamoci diversi, perché il conformismo ha distrutto la vita politica del nostro paese riducendola, quando va bene, al clientelarismo diffuso e alla vendita del voto e, quando va male, all’autoritarismo di stampo fascista.
Scusate se non sono stato breve
ma un accordo con i veri radicali non sarebbe possibile? guadagnereste sicuramente punti e togliereste la bonino dalle mani luride di veltroni…
speriamo in bene, l’italia è un disastro.
I radicali esprimono diverse posizioni incompatibili con quelle della sinistra arcobaleno, a cominciare dagli interventi militari e dalle spese per la difesa…
che cazzate!
Dire SI ALLA PACE NO ALLA GUERRA è radicale?
A me la Sinistrasembra solo realista e sensata.
Dire NO AI PACS è radicale.
Fianalmente, ci voleva:::::: basta con l’etichetta di sinsitra radicale….. la sinsitra è sinsitra punto…senza aggettiv e d esere confusi con poszioni radicali danneggia più di qaunto si pensi